3.5. I diciotto turni settimanali

Il superamento dei quindici turni settimanali con l'introduzione del lavoro strutturale di sabato implica regimi di 16, 17 o 18 turni settimanali, in relazione alla quantità di turni aggiuntivi. Queste tipologie di regimi d’orario richiedono un’articolazione più complessa degli orari individuali allo scopo di mantenere le 40 ore medie settimanali; infatti, per questo sono richiesti sistemi di riposi individuali a scorrimento che devono essere calendarizzati secondo determinati schemi, per garantire la costanza delle presenze nel tempo.

Un sistema, adottato nell’accordo della Fiat di Termoli del 25 novembre 1994, consiste nel prevedere una giornata di riposo, oltre la domenica, spostabile nel tempo secondo uno schema fisso, che comporta l'incremento occupazionale di un lavoratore ogni cinque per coprire le posizioni di coloro che sono in riposo durante la settimana. In questo caso l’utilizzo degli impianti è garantito su sei giorni settimanali da tre squadre maggiorate nell’organico, con uno schema (n° 2) che si ripete in modo ricorrente come il precedente. È opportuno aggiungere che tale schema viene spesso corretto con l’inizio del ciclo del 3° turno alla domenica notte: in questo modo si evita il turno di notte tra il sabato e la domenica.

Schema n° 2 – Il sistema dei 18 turni

squadre

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Tuttavia per garantire l’orario settimanale di 40 ore è necessario inserire dei riposi individuali a rotazione: perciò ogni giorno della settimana un numero fisso di lavoratori è a riposo per compensare la giornata di sabato lavorativa. Lo schema n° 2.1 illustra il ciclo di turnazioni dei lavoratori di una singola squadra nell'arco di tre settimane, dove il simbolo â indica i giorni di riposo a scorrimento. L’ipotetica squadra è composta da sei lavoratori che è il numero minimo per consentire a tutti di effettuare il riposo a scorrimento nell’arco della settimana. I riposi si definiscono “a scorrimento” poiché ogni settimana cambia il giorno fissato per il riposo, che “scorre” un giorno in avanti, quindi se la prima settimana il lavoratore effettua il riposo il lunedì, la seconda il riposo sarà di martedì e così via.

Schema n° 2.1. - I 18 turni con i riposi a scorrimento

lavoratore

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Ovviamente lo stesso schema deve essere applicato alle altre due squadre che coprono gli altri turni.

Il vantaggio di questo regime di turnazioni è di garantire le 40 ore settimanali e di determinare un aumento dell'occupazione del 20% (un addetto in più ogni cinque lavoratori) nell'eventualità del passaggio da 15 a 18 turni settimanali; quindi sono necessari 3,6 lavoratori per garantire la rotazione sullo stesso posto di lavoro. Gli svantaggi sono relativi al fatto che quasi tutti i sabati sono impegnati, eccetto uno ogni sei in cui capita il riposo a scorrimento, quindi nell’arco dell’anno circa 9 sono di riposo, in relazione anche alla cadenza delle festività infrasettimanali. L'orario complessivo di funzionamento dell'azienda è di 144 ore settimanali, però sottraendo le pause di mensa si ricava che l'utilizzo degli impianti è di 135 ore.

Esistono altri sistemi di 18 turni che, pur presentando gli stessi rapporti matematici sopra ricordati, consentono una diversa articolazione dei riposi concentrandoli ogni due o tre settimane. Come esempio si può citare lo schema n° 2.2 applicato in produzione alla Fiat di Melfi, basato su turni d’orario continuato di 7 ore e 15 minuti, ottenuti spostando la mezz'ora di mensa a fine turno e aggiungendo 15 minuti ricavati dalle riduzioni d'orario esistenti. I 45 minuti d'intervallo tra un turno e l'altro sono utilizzati per regolare il flusso produttivo o per interventi manutentivi. Questa soluzione prevede 130,5 ore di utilizzo settimanale degli impianti, con un orario medio individuale di 36 ore e 15 minuti (considerando che il lavoratore può non utilizzare la mezz’ora di mensa finale e uscire dall’azienda).

Il ciclo notturno è stato anticipato di un giorno, iniziando la domenica notte e terminando il venerdì notte: in questo modo il turnista evita di lavorare la notte tra il sabato e la domenica, con la conseguente possibilità di utilizzare interamente la giornata della domenica.

Schema n° 2.2. - Il sistema “Fiat di Melfi”

lavoratore

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Questo sistema presenta il vantaggio di accumulare quattro giorni di seguito di riposo (con la domenica), ma d'altra parte il ciclo di rotazione su tre turni presenta lo svantaggio di presentare i riposi sempre sullo stesso turno (ad esempio, il lavoratore A che inizia ad utilizzare i tre giorni di riposo con il 1° turno continuerà sempre a maturare i riposi sullo stesso turno); per evitare questo inconveniente si deve introdurre ciclicamente la ripetizione dello stesso turno, la cosiddetta ribattuta, per cui per due settimane di seguito si ripete lo stesso turno, con evidenti disagi per chi deve ripetere il turno di notte (12 notti intervallate da un solo giorno di riposo).

Un modo per evitare la ribattuta consiste nel prefigurare una rotazione più rapida nei turni, cambiando turno ogni due giorni di lavoro, che è anche particolarmente indicato dalla moderna ricerca scientifica e dalla stessa esperienza concreta dei lavoratori che hanno già sperimentato tali sistemi per ridurre la fatica connessa con la rotazione sui tre turni.

Un altro sistema possibile è basato sull'accumulo dei riposi ogni due settimane alternando 48 ore a 32 ore di lavoro, com’è illustrato nello schema n° 2.3.

Schema n° 2.3. - Il sistema 48 - 32

lavoratore

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Questa turnistica presenta il vantaggio di evitare la ribattuta del turno e consente di collegare due giorni di riposo alla domenica ogni tre settimane. Naturalmente anche in questa turnistica è possibile anticipare il ciclo di notte alla domenica per i vantaggi sopra ricordati.

3.5.1. I 18 turni con orario settimanale ridotto

I sistemi fin qui esaminati lasciano però invariato l'orario di lavoro individuale, quindi un possibile intervento per ridurre la media oraria settimanale è quello previsto dall’art. 5, Disciplina generale, Sezione terza, del Ccnl Federmeccanica, che consente di collocare le ore dei Par (tutte o in parte) nel ciclo dei turni. Sono essenzialmente due gli interventi effettuati nelle esperienze di contrattazione che hanno utilizzato le norme contrattuali:

punto elenco

la riduzione dell'orario giornaliero nella giornata del sabato, per cui i tre turni sono, ad esempio, di sei ore;

punto elenco

alcune giornate di riposo supplementare posizionate in occasione dei turni di sabato per aumentare il numero dei sabati (uno ogni sei nel ciclo regolare) in cui si effettua il riposo.

Entrambi queste soluzioni comportano una riduzione dell'utilizzo degli impianti, completa nell'eventualità di ridurre la durata dei turni di sabato, parziale nell'eventualità di posizionare ulteriori riposi individuali. Il primo esempio consente di terminare il lavoro alle 24 del sabato con una riduzione reale di 4,5 ore d'utilizzo impianti (130,5 ore settimanali contro le 135 dei 18 turni pieni). Il secondo caso necessariamente prevede una presenza ridotta nella giornata di sabato, proporzionale al numero dei riposi supplementari inseriti; ovviamente è necessario considerare che non tutte le modalità produttive consentono una presenza ridotta; come possibile soluzione a questo problema si può esaminare l'eventualità di utilizzare un numero limitato di lavoratori assunti a part time verticale come rimpiazzi per rimpinguare gli organici nel fine settimana.

Tuttavia l'esperienza di contrattazione dimostra che vi sono sistemi di 18 turni settimanali che sono stati applicati con riduzioni d'orario che vanno oltre quello che è stabilito dal Ccnl.

Uno di questi sistemi è quello basato su un’alternanza settimanale di sei giorni lavorativi e tre giorni lavorativi. Questa soluzione, adottata in passato alla Pirelli, richiede quattro squadre per coprire i 18 turni d'utilizzo impianti, pari a 135 ore settimanali, come indica lo schema n° 3. Questo sistema prevede 36 ore medie settimanali (la media tra 48 e 24 ore), quindi con un orario settimanale ridotto; presenta il vantaggio di prevedere quattro giorni di riposo di seguito ogni due settimane e un incremento occupazionale maggiore, la presenza di sabato avviene tre settimane su quattro, compreso il sabato notte, che può essere evitato anticipando l’inizio del 3° turno la domenica notte.

Schema n° 3 - Il sistema “Pirelli”

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Una variabile possibile di questo sistema è quella adottata nell’accordo del 4 febbraio 2000 alla Ceset di Asti, fabbrica elettromeccanica, che ha le stesse caratteristiche analoghe al sistema Pirelli”, ma con 142 ore di utilizzo impianti e 35,5 ore medie settimanali derivanti da un’ulteriore riduzione di due ore all’inizio o alla fine del ciclo di turnazione settimanale. La caratteristica innovativa consiste nella diversa distribuzione dei riposi; infatti, prevede tre settimane di lavoro e una di riposo, come illustra lo schema n° 4.

Schema n° 4 - Il sistema “Ceset”

squadre

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Un altro sistema che presenta caratteristiche interessanti, nell’ambito di un utilizzo degli impianti simile a quelli già citati, è quello indicato nello schema n° 5, utilizzato dalla tedesca Ronsberg (azienda con circa 1000 addetti) e concordato in alcune aziende poligrafiche in Italia. La peculiarità del sistema sta in orario medio individuale molto ridotto (34,5 ore settimanali) e nel concentrare i riposi retribuiti in una settimana di riposo ogni tre di lavoro, con l’utilizzo di quattro squadre che si alternano nei turni.

È opportuno aggiungere che, nell’esperienza italiana, l’orario effettivo medio è di 35 ore settimanali e la mezz’ora di differenza viene assorbita dalle ferie, però l’orario effettivo è ancora inferiore giacché i turni hanno la mezz’ora di mensa inclusa.

Schema n° 5 - Il sistema “Ronsberg”

squadre

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Il sistema si basa su 138 ore di lavoro in 4 settimane, articolato in 6 turni di mattino, 5 turni di pomeriggio e 5 di notte, a cui si aggiunge un turno di 10 ore collocato nella domenica notte (dalle 20 di domenica alle 6 di lunedì). L’orario di effettivo funzionamento degli impianti è di 129,5 ore settimanali, a cui, su base annua è necessario aggiungere la mezz’ora di ferie individuale in meno (corrispondente a circa 3 giorni di ferie); quindi un’ulteriore 1,5 ore di utilizzo impianti. Ovviamente questo assorbimento non crea grandi problemi, poiché, con questo sistema di turni, sono sufficienti tre settimane di ferie per fruirne cinque di riposo.

Un altro sistema a orario settimanale ridotto è quello adottato nell’accordo della Sole (azienda elettromeccanica della provincia di Pordenone) dell’8 maggio 1998. Questo accordo è basato su turni giornalieri di 8 ore con un orario settimanale medio di 36 ore e 40 minuti, con quattro squadre che si alternano come illustra lo schema n° 6.

Schema n° 6 - Il sistema a turni “slittati”

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Questo schema presenta una distribuzione più diffusa dei riposi settimanali con cicli di rotazione dei turni più corti: aspetto che normalmente favorisce un minor affaticamento dei lavoratori. L’utilizzo degli impianti è sempre di 135 ore settimanali, considerando 7,5 ore di lavoro per turno.